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Katie - 14

Virgil le aveva prodigato inusuali premure, mentre la accompagnava verso il fondo della miniera abbandonata. Nessuno dei due parlava. Katie aveva le mani legate dietro la schiena, e Virgil la sorreggeva con fermezza ad ogni inciampo. 

A Katie non dispiaceva essere sola con lui, sia pure in circostanze tanto incresciose. Per una associazione di idee quasi blasfema non riusciva a non pensare al Salmo del Buon Pastore: “Se dovessi camminare in una valle oscura…”

- Non dovete temere – aveva detto Virgil, rompendo il silenzio: - Si tratta solo di una notte.

Non le dispiaceva neppure che fossero tornati all'uso del “voi”. 

Si erano fermati. Nella luce soffusa Virgil le appariva così attraente da mozzarle il fiato e i suoi occhi le bruciavano l’anima come tizzoni infernali. Era dolce sentirsi così indifesa, quando lui le stava vicino.

- Io non ho paura – aveva detto la ragazza. Ma era una bugia. Aveva paura, invece. E non dell’oscurità o dei ragni, né dei pipistrelli o delle ore di solitudine verso cui andava incontro. Katie aveva paura della confusione in cui lui la gettava solo guardandola. 

- Avete coraggio – aveva commentato Virgil. 

Katie fantasticava da settimane su ciò che gli avrebbe detto una volta che fossero restati soli. Tuttavia in quel momento era come se la sua bocca, a forza di starsene imbavagliata per giorni interi, avesse perduto ogni dimestichezza con le parole. 

- Non siete obbligato ad andare in quel luogo di perdizione. - aveva detto Katie, pentendosi subito. Sembrava una frase da vecchia cornacchia. 

Lui aveva sorriso sotto la barba spinosa, in quel suo modo storto che lei trovava tanto irresistibile, poi aveva detto: - E’ vero. Non sono obbligato.

- Ma andrete lo stesso – aveva concluso Katie.

- Appoggiatevi al pilastro, per favore. – aveva detto lui, col tono di un medico. Katie aveva obbedito posando la schiena contro il legno scheggiato. Lui si era chinato e aveva cominciato a legarle le gambe, accompagnando la corda perché non le sfregasse i polpacci. Katie non aveva potuto trattenere un sussulto, ogni volta che le indaffarate dita di lui le avevano sfiorato la pelle nuda. 

Senza aver terminato il lavoro Virgil si era alzato in piedi. Guardandola negli occhi aveva detto: - Voglio domandarvi una cosa.

- Sì? – aveva chiesto Katie.

- Se io, come dire, se io facessi in modo che voi possiate liberarvi… - aveva esitato lui: - Se facessi in modo che possiate slegarvi... Voi fuggireste?

Katie aveva provato una inspiegata fitta di delusione. Dopo un breve silenzio aveva mormorato: 

- Non capisco perché me lo stiate chiedendo.

Lui non aveva risposto.

- Volete che io fugga? – aveva incalzato lei. Aveva la sensazione che fossero ad un qualche punto cruciale, e temeva di dire la cosa sbagliata. Lui continuava a studiarla in viso, senza fiatare.

- Dove potrei andare da sola? – aveva detto Katie. – Sono vostra prigioniera. Sono nelle vostre mani. Completamente.

Pronunciare quelle parole le aveva dato un gradevole fremito al basso ventre. Per di più vedere Virgil in quell’atteggiamento esitante le faceva venire voglia stringerselo al petto, ma le mani legate glielo impedivano. 

Finalmente lui aveva parlato: - Volete dire che rimarreste qui? E’ un poco difficile da credere, non trovate?

Katie non amava mentire, ma alla fine aveva detto: - E' così. Se riuscissi a slegarmi fuggirei. Ci proverei – Poi, visto che Virgil si limitava a scrutarla senza aprir bocca, Katie si era affrettata a precisare: - Non dico che lo vorrei, badate.

Virgil era rimasto zitto. 

- Ho risposto alla vostra domanda, – aveva detto Katie, abbassando gli occhi: - rispondete alla mia, ora.

- Quale domanda?

- Voi volete che io fugga?

- Per niente. – aveva risposto lui, con decisione: – Vorrei trovarvi qui, al mio ritorno.

Mai parole le erano giunte così gradite. Ah, quanto tempo avevano sprecato, in quelle settimane! Quante cose avevano da dirsi! E che crudeltà avere mani e piedi legati, e non potersi gettare tra le sue braccia!

- Allora perché mi fate queste domande? - aveva chiesto lei: - Finite di legarmi, piuttosto. Legatemi stretta come non avete mai fatto. Avete corda a sufficienza vedo. Usatela tutta. Stringete senza risparmio, lo sopporterò. Sono nelle vostre mani, ve l'ho detto. E preferisco non potermi neppure illudere di fuggire, se il vostro desiderio è che io resti. 

Il trasporto per quelle parole le aveva incendiato il volto, e Virgil l'aveva guardata a lungo, come se la vedesse per la prima volta:- Avete un linguaggio davvero ricercato. - aveva detto alla fine. E prima che lei potesse riprendersi si era chinato di nuovo ai suoi piedi, ricominciando a legarla con la stessa cura meticolosa di poco prima, solo stringendo un poco di più. Poiché le sue stesse parole l'avevano resa piacevolmente languida, ogni stretta attorno al corpo e ogni nodo erano giunti graditi a Katie, come altrettanti pegni d’amore. Sarebbe tornato, ne era certa. Sarebbe tornato per lei.

Ci ero voluto del tempo perché lui la immobilizzasse definitivamente da capo a piedi.

- Vi dovrò imbavagliare. – aveva detto lui.

- Allora fatelo. – aveva detto Katie: - Ma prima lasciate che vi chieda ancora due cose. Poi fate ciò che volete.

- Sentiamo – aveva detto lui.

- E’ da un po’ che ve lo voglio domandare. Non... non è facile, ecco... Siete stato voi a… come dire, a venire da me, alcune notti fa, nel bosco…

La faccia di Virgil non aveva tradito alcuna emozione.

- Santo Cielo, Virgil! – aveva supplicato Katie.

- Facciamo così: - aveva detto lui: - Chiedetemelo al mio ritorno. E forse vi risponderò. Vi basta?

- Dovrò farmelo bastare, a quanto sembra. – aveva sospirato lei.

- Qual è l'altra domanda?

Katie aveva preso un gran bel respiro, riempendosi d’aria il petto strizzato dalle funi.

- Vorrei un bacio. – Aveva detto, guardando in basso: - Solo un bacio. Da te.

- Oh, - aveva esclamato lui: - Un bacio! Questo posso farlo. Senz'altro.  

Si era tolto il cappello e lo aveva teatralmente lanciato verso l’entrata della miniera. Infine le aveva preso il volto tra le mani. D'un tratto Katie si era sentita sull'orlo di un baratro e dalla gola le era sfuggito un gemito acuto come un miagolio. 

Quando le labbra di lui le avevano chiuso la bocca, Katie aveva sentito ogni forza venir meno. Non fosse stata inchiodata al pilastro sarebbe crollata come un castello di carte. Il bacio di Virgil era la quintessenza dell’estasi, come scoprirsi in grado di librarsi in volo e ascoltare da vicino il canto dei Cherubini. L'uomo non s'era risparmiato. Mai Katie era stata baciata così profondamente e con tanto ardore, con la lingua di lui che esplorava piano ogni superficie, le labbra, la lingua, tutti gli anfratti e i rilievi della sua bocca, del palato, con una calma che sapeva di eternità. Era un bacio che cancellava il ricordo di tutti gli altri baci, il bacio su cui Katie avrebbe misurato ogni altro bacio per il resto della sua vita. 

Non lo avrebbe dimenticato mai più. E anche in seguito, ripensandoci, non avrebbe mai saputo dire quanto fosse durato, se minuti o addirittura ore.

Dopo, con le gote ancora infiammate dalla passione, Katie si era lasciata imbavagliare come se la cosa non la riguardasse affatto. Aveva accolto lo straccio spinto in bocca dalle dita di lui, ebbra come sotto l’effetto di qualche sostanza. Virgil aveva stretto il nodo dietro la nuca, poi aveva mosso alcuni passi indietro, infine si era avviato senza dire niente, senza più voltarsi, e in pochi momenti era sparito nella luce abbagliate che inondava l’accesso della galleria. 

E Katie era rimasta confusa, legata e sola, a domandarsi se potesse esistere una felicità più grande. 



fine della prima stagione





Nota dell'autore: mi piaceva l'idea di chiudere con quello che in gergo si chiama cliffhanger; un finale sospeso che prepari il terreno ad un eventuale seconda stagione. Mi piacerebbe poterci mettere mano quanto prima, ma sento la necessità di distaccarmi da Katie per qualche tempo. E' vero, l'ultima volta che ho detto d'aver bisogno di una pausa sono trascorsi più di dieci anni, ma stavolta cercherò di essere di parola. 


Questa ultima parte mi è costata un poco di fatica, soprattutto per il tentativo di accorciarla il più possibile. Ne ho scritto varie versioni, prima di cancellare tutto e riscrivere qualcosa di completamente diverso. E poi ci sono passato sopra moltissime volte, spostando un vocabolo, cancellando una frase che mi pareva inutile, asciugando e limando. 


Nella prima stesura mi concentravo soprattutto sulla paura di Katie, nel trovarsi sola e abbandonata in quella miniera, poi mi sono reso conto che il discorso tra lei e Virgil aveva bisogno di un impulso forte ma anche di una qualche forma di chiusura. Soprattutto volevo che Katie fosse premiata per il fatto d'aver continuato a sospirare per Virgil a dispetto di prigionia e disagi. Questo ultimo capitolo sarà forse considerato un poco melenso, ma non dimentichiamoci che Katie è forse un po' bigotta, ma è anche una ragazza letteralmente d'altri tempi, un poco sognatrice e piuttosto ingenua. 


Spero che vi sia piaciuta la sua storia, se è così gradirei qualche vostro commento. Dal canto mio, mi metterò a delineare i tratti della seconda stagione.


A presto, e buone vacanze a tutti. 



M.H. 








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Katie - 13

Quella sera era stato il vecchio Earl ad occuparsi di lei. Costui, straordinariamente forte a dispetto dei suoi cinquant'anni, l'aveva scaricata di peso dal cavallo e sistemata significativamente assieme al resto dei bagagli, mettendola a sedere sui sacchi della refurtiva. Infine l'aveva legata con una approssimazione che Katie aveva trovato addirittura insultante. Che quella specie di barbagianni la stesse sottovalutando? Quando le aveva dato le spalle per andarsene Katie aveva dovuto richiamarlo indietro:

- Non mi avete imbavagliata! - aveva detto in un sospiro. Il vecchio s'era voltato a guardarla dall'alto della sua statura, dritto e asciutto come un ferro da calza, imbarazzato come tutti gli uomini anziani cui si faccia notare una loro dimenticanza: - Perdio! - aveva esclamato: - Hai proprio ragione, figliola!

- Non sono vostra figlia - aveva sottolineato Katie: - E vi sarei grata se mi risparmiaste le vostre bestemmie.

Stranamente il vecchio, diversamente dai suoi compari, non sembrava pratico di quelle faccende, e Katie si era domandata perché avessero mandato proprio lui, quella sera. Intorno alle sue caviglie aveva fatto un pessimo lavoro.

- Dovete mettermi in bocca uno straccio appallottolato - aveva spiegato Katie - Il vostro fazzoletto andrà bene. E poi stringerne un altro intorno alla testa. Badate di stringere bene. E prima di andar via vogliate assicurare meglio le caviglie, per favore.

Compiaciuto da tanta buona volontà, il vecchio aveva eseguito tutto alla perfezione. Poi si era alzato con un grugnito e si era allontanato soddisfatto. Anche Katie lo era. 

Molti aspetti erano mutati, nel contegno di Katie, dopo ciò che era accaduto nel capanno alcune notti or sono. Il rammarico per la sua condotta non l'aveva ancora abbandonata, ed era proclive a credere d'aver condannato sé stessa alle fiamme dell'Inferno. "Fuggite la fornicazione." dicevano le Scritture: "Chi pratica la fornicazione pecca contro il proprio corpo."

Se così era, Katie non vedeva altro modo per espiare se non tramite una qualche forma di mortificazione della propria carne: e aveva fatto voto di non lamentarsi più, e sopportare ogni altra afflizione o sofferenza in questa vita, pur di ridurre le sue pene in quell'altra. Tale era il sollievo che le dava questa sua disposizione al martirio, che negli ultimi giorni si era ritrovata a fremere di intima soddisfazione ogni volta che aveva sentito le corde serrarsi attorno ai suoi arti, imprigionandola; persino l'odiato bavaglio, che all'inizio aveva rappresentato per lei una autentica tortura, veniva ora accolto come ulteriore occasione di Devozione.

Il suo afflato non si sopiva neppure durante il sonno, al punto che le era accaduto di sognare sé stessa legata ad una croce ed esposta ad una pioggia sferzante, o messa al palo, il petto nudo trafitto da frecce, e in quelle occasioni si era svegliata madida e pericolosamente vicina all'estasi. Katie era decisa a non vacillare nel suo proponimento, né avrebbe più cercato di sottrarsi al suo destino. E se i suoi rapitori si fossero infine rivelati anche i suoi carnefici, ebbene, che facessero di lei ciò che volevano, se tale era la Sua volontà. Avrebbe bevuto dall'amaro calice fino all'ultima goccia, e pregato per le loro anime.

Questi erano i pensieri di Katie all'imbrunire del ventunesimo giorno della sua prigionia. E per quanto si sforzasse di ignorare il baccano prodotto dai quattro malnati presso il bivacco, non riusciva a trovare il giusto raccoglimento per i suoi Vespri. Per di più l'inusuale euforia di quei briganti aveva finito per incuriosirla oltremodo. 

Dal momento che nessuno si curava di informarla di alcunché, dovette ridursi ad origliare le loro sboccate chiacchiere. Dopo una buona mezz'ora era riuscita a venire a capo della cagione di tanta allegria.  

Risultava che il giorno appresso sarebbero arrivati in un posto chiamato Panamint City. E dopo più di seicento miglia percorse in sella lungo piste deserte e territori disabitati, erano più che mai decisi a concedersi, almeno per una notte, un bel po' di sacrosanto svago. Si sarebbero abbandonati ai bagordi dal tramonto all'alba e, a loro dire, nessuna prostituta o ballerina o qualsivoglia donna di passaggio per le vie della città sarebbe stata al sicuro! Avrebbero mangiato, bevuto e fottuto allo sfinimento, poi, dopo una bella dormita in un letto degno di questo nome, avrebbero ripreso la loro marcia verso nord. 

Sembrava tutto perfetto, al punto che anche Katie, per un istante, si era quasi lasciata contagiare da quella eccitazione. Poi Tiny aveva detto: - E Katie?

Nell'accampamento era caduto un silenzio imbarazzato.  

- Chi baderà alla ragazza? - aveva continuato Tiny. - Chi baderà ai dollari?  

Portare in quel covo di tagliagole i grossi sacchi con la refurtiva era fuori questione; e non potevano certo andare per saloon tirandosi dietro una donna legata e lacera senza destare la curiosità di qualche ficcanaso. Erano state avanzate varie proposte, tra le quali spararle un colpo in mezzo agli occhi, ma si era trattato solo di un grossolano scherzo di quel farabutto di Randy. Tiny aveva proposto di prendere una stanza d'albergo e rinchiudercela dentro ben legata e imbavagliata, e a Katie questa idea era piaciuta perché da tre settimane non aveva un tetto sulla testa, ma purtroppo Tiny era stato preso a male parole. Randy aveva qualche buona conoscenza in città, gente con la quale avrebbe volentieri assaltato un treno, ma a nessuno di loro avrebbe affidato il proprio cane, figurarsi i dollari. Né si fidavano l'un dell'altro, anche se non lo dicevano apertamente, quindi nessuno di loro sarebbe rimasto da solo a far la guardia al denaro, col rischio che prendesse il volo facendola in barba a tutti.  

Infine era stato il vecchio Earl a suggerire la soluzione; e nonostante Katie desiderasse dimostrarsi capace di sopportare ogni altra prova, anche alla più dura, un cupo senso di angoscia si era ugualmente impadronito di lei. 


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Katie - 12

Per quanto severa fosse la punizione inflittale, Katie era decisa a sopportarla fino in fondo, anche se nulla poteva contro le lacrime che le sgorgavano copiose dagli occhi. 

La sua afflizione era di dolore e di pentimento ad un tempo. In collegio era stata educata con inflessibilità ai più alti principi morali, e non poteva perdonare a sé stessa gli atti turpi cui si era abbandonata quella notte. Randy non aveva avuto tutti i torti: si era comportata da sgualdrina.

Cercare di impadronirsi del fucile di Tiny era stato un tentativo giustificabile, ma aver fatto ricorso alla seduzione provandone, oltre tutto, un innegabile e torbido piacere, non ammetteva scusanti. 

Di conseguenza la posizione improba che le era stata imposta le pareva un castigo persino troppo lieve. Avrebbe meritato la frusta, e fino a che non fosse sgorgato il sangue! Solo così avrebbe potuto lavare via dal suo cuore quel senso di sporco che la tormentava ben più delle corde. 

Sentiva ancora in bocca i vari sapori di Tiny: quello delle sue labbra, e del suo sesso maleodorante che pure aveva baciato con peccaminoso piacere; e persino quello del suo seme, che - ancora arrossiva al ricordo - aveva inghiottito con scandalosa voluttà fino all’ultima candida stilla. Era un bene che la sua bocca fosse costretta a sopportare il gusto stantio di quello straccio stretto tra i denti, poiché anche le sue labbra meritavano una adeguata mortificazione.


Quando Randy era apparso all’interno del capanno, silenzioso e scuro come un enorme spettro, Katie s’era sentita gelare il sangue nel corpo. L’uomo terribile sorrideva quasi bonario, sotto la sua barbaccia ispida e gialla. Teneva la colt in mano, ma non gliela puntava contro. Se n’era rimasto ritto e immobile fino a quando Katie non aveva lentamente ritirato la mano dall’arma. Tiny si era accorto di lui con qualche secondo di ritardo, ed era schizzato in piedi con comica agilità, tirandosi addosso i suoi stracci scomposti. 

- Io… - aveva balbettato Tiny. Ma aveva subito richiuso la bocca.

- Sparisci, razza di coglione – aveva ordinato Randy – E portati dietro il tuo fucile, prima che ti faccia un clistere di piombo. Con te faccio i conti dopo.

Tiny non se l’era fatto ripetere, obbedendo con rapida sollecitudine. Lei e Randy erano rimasti soli.

- Quanto a te, piccola succhiacazzi, i conti li facciamo subito. Raccogli quelle corde e seguimi.

L’appellativo usato da Randy l’aveva fatta fremere di indignazione e di vergogna: quell'uomo aveva visto tutto, era evidente. Katie avrebbe voluto potersi scavare una buca e scomparirvi dentro. Magari per sempre.

Lui l’aveva sollecitata, parlando quasi con dolcezza: - Non abbiamo tutta la notte.

- Cosa volete farmi? – aveva chiesto Katie, con un singhiozzo tremulo.

Lui non aveva risposto. Gli occhi di Katie si erano riempiti di lacrime di frustrazione e vergogna, ma aveva comunque obbedito, raccogliendo a sé le funi sparpagliate.
Randy l'aveva condotta verso l'interno del bosco per una ventina di yards, in direzione opposta rispetto al campo. Erano entrambi a piedi nudi e il cuore di Katie era colmo di angoscia mentre si chedeva cosa ne sarebbe stato di lei.
Si erano fermati sotto un albero che non aveva niente di diverso dagli altri.

Dieci minuti dopo, con sgomento e dolore crescenti, si era ritrovata appesa all’albero, e Randy aveva contemplato a lungo tanto il suo lavoro quanto il corpo seminudo di lei. Si era cavato di tasca un fazzolettaccio sozzo e Katie aveva sgranato gli occhi dicendo: - Oh, no! Almeno questo no, vi pre… - Ma lui aveva soffocato le sue preghiere spingendole in bocca lo straccio cincischiato.

Dopo le era venuto vicinissimo al volto, la faccia scura madida di sudore e irta di peluria.

- Sei tale e quale ad ogni altra puttana abbia incontrato nella vita – stava dicendo Randy -  A te non importa un bel niente di quel povero bastardo figlio di una puttana indiana, e come posso darti torto? Era solo una manovra, e anche molto prevedibile, per soffiargli via il fucile, e ci saresti pure riuscita, se non dovessi alzarmi venti volte ogni santa notte per pisciare.

Si era arrotolato una sigaretta, con calma. Poi l’aveva accesa soffiandole fumo in faccia.

- Intendiamoci, - aveva detto - non sono affari miei da chi ti fai scopare, ma l’inferno mi inghiotta se ho intenzione di guardarmi le spalle anche da una cagnetta coi calori che si crede più furba di tutti noi. E se ti becco un’altra volta a gingillarti con un fucile o con qualunque altra cosa non sia semplicemente un gran bel cazzo, compreso quello del qui presente mister Randall Davis, al tuo servizio, quant’è vero l’inferno io non ci penso due volte. Ti scavo una buca e ti ci seppellisco senza prendermi il disturbo di sprecare una pallottola.

Aveva inclinato la testa di lato, divertito dall’espressione inorridita di Katie: - Chiaro?

Katie si era affrettata ad annuire, sperando che quell’uomo se ne andasse al più presto.

- Non ripeto mai le cose due volte. -  aveva concluso lui. - Pensaci.

E dopo aver controllato i nodi un ultima volta e averne assicurati meglio un paio, Randall Davis detto Randy le aveva voltato le spalle ed era svanito quasi senza rumore tra le ombre della boscaglia. Era stato in quel momento che Katie aveva ricominciato a piangere, sopraffatta da umiliazione, paura e colpa. 



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Katie - 11

Era già buio da un pezzo quando era stata scossa dal suo torpore dalla voce di Tiny:

- Dormi? – aveva chiesto.

Il ragazzo se ne stava appoggiato con una spalla allo stipite sbilenco e non aveva l’aria molto sobria. Teneva in una mano un Winchester dall’aria vissuta e nell’altra una fiaschetta piena a metà di liquido scuro. Sollevando quest’ultima aveva detto: - Pace?

C’era mancato poco che Katie scoppiasse a ridere. Pace?! Come le sembrava fuori luogo, quella richiesta, da parte di un fuorilegge. 

Il ragazzo le era venuto vicino sedendosi di fianco a lei. Le aveva strattonato il bavaglio fin sotto il mento con la consueta malagrazia, e lei aveva preso una gran boccata d’aria pulita.

Il ragazzo la stava guardando con occhi vagamente opachi e Katie aveva avuto una intuizione improvvisa e precisa: quel fesso era cotto marcio di lei. Ci mancava solo questa, aveva pensato.

- Non mi chiedere di slegarti, però. – Aveva detto lui, con voce un po' impastata. 

- Non te l’ho chiesto – aveva sospirato Katie, che in realtà aveva avuto proprio quel desiderio. Non le piaceva affatto essere legata nel cuore della notte in compagnia di un ubriaco. Il ragazzo le aveva portato la bottiglia alle labbra, e lei aveva bevuto per educazione. Il rum le era scivolato come un fuoco giù per il corpo, dandole una piacevole scossa di calore. Non aveva mai bevuto del rum; era buono, corroborante. Ne aveva chiesto ancora.

- Scusa per ieri sera – aveva detto Katie, rabbonita sua malgrado.

Tiny aveva fatto un gesto come a scacciare una mosca. Le aveva dato altro rum. Erano rimasti in silenzio, seduti l’uno accanto all’altra, lei la prigioniera legata al pilastro, lui il bandito armato di fucile.

 Per rompere il silenzio Katie aveva chiesto: - Non dormi?

- Sono di guardia – Aveva risposto lui, sollevando il fucile.

Katie si era meravigliata: - Non mi ero mai accorta che faceste turni di guardia!

- Allora vuol dire che facevamo un’ottima guardia. – Aveva detto lui, ed entrambi avevano ridacchiato benché non ci fosse molto da ridere. Forse, in circostanze diverse, lei e quel meticcio sarebbero potuti essere amici.

- Come ti chiami? – aveva domandato lui. Katie aveva sorriso. In tredici giorni nessuno glielo aveva chiesto. Era stata solo “la ragazza”,  e almeno in una occasione “la pollastra”.

- Mi chiamo Katherine. – aveva detto lei: - Katherine Juliette Evans. Puoi chiamarmi Katie. – aveva concluso.

Katie – aveva mormorato lui, con la voce di chi parla nel sonno: - Juliette…

- Juliette  - stava dicendo Katie - era anche il nome di mia m…

Con un movimento fulmineo Tiny era scattato avanti e le aveva chiuso la bocca con un bacio. Colta di sorpresa la ragazza si era paralizzata contro la parete, le faccia ispide di lui premuta contro la sua. Erano rimasti così qualche secondo, bocca contro bocca, poi lui si era finalmente scostato.

- Scusa – aveva detto, confuso.

- Non fa niente – aveva detto lei. Bel coraggio, aveva pensato. Baciare una ragazza che non ha scelta! Non le era piaciuto affatto. Avrebbe preferito che lui se ne andasse. Ma abbassando gli occhi s'era accorta che il Winchester del ragazzo giaceva dimenticato sul pavimento tra loro due, e il cuore le aveva fatto un capitombolo in petto.


Non avrebbe avuto un’altra occasione simile. Tiny non le piaceva affatto e mai e poi mai si sarebbe sognata di baciarlo, e per di più il suo fiato era uno sgradevole insieme di alcol e tabacco, ma guardandolo negli occhi aveva detto:- Mi hai solo colta di sorpresa. Perché non ci riprovi?


Il ragazzo non aspettava altro. Stavolta Katie aveva accolto il bacio, fingendo trasporto; aveva dischiuso le labbra e lasciato che la lingua di lui le invadesse la bocca come uno strano mollusco che le aveva esplorato lentamente denti e palato. Ignorando il forte odore, Katie aveva succhiato quella lingua estranea, ripensando alla notte precedente, al sogno che aveva fatto, in cui c'era un bacio simile tra lei e Virgil e nel sogno lei era legata e inerme e lui appassionato e inarrestabile; così Katie aveva evocato il volto di Virgil, immaginando che ci fosse lui. Quel pensiero le aveva dato una scossa allo stomaco, come per una sorsata di rum. Sciogliendosi aveva mugolato nella bocca di lui, spingendogli la lingua in profondità e sentendo suo malgrado crescere l’eccitazione, e lui si era fatto più frenetico e insistete. Katie aveva lasciato che lui le sbottonasse la camicia con mani che tremavano. Lei avrebbe voluto avere le braccia libere, ma si guardava bene dal chiederlo, per non insospettirlo. Katie aveva spinto in fuori il petto denudato e florido, e Tiny le avevo preso entrambi i seni a mani aperte, saggiandone la burrosa consistenza. Forse a causa di tutto quel rum, Katie aveva sentito il suo controllo venir meno, mentre nel cuore le si faceva strada un fremito per nulla spiacevole di eccitazione e paura. Si domandava fin dove si sarebbero spinti.

Non era mai stata con un uomo.

In compenso sapeva usare un Winchester.

Usarlo per farne cosa, si domandava, confusa dal quel bacio incessante che non le sembrava più così sgradevole. Le mani del ragazzo stavano finalmente risalendo su per le braccia di lei, finché non avevano trovato i nodi stretti dietro il pilastro. Katie si chiedeva che fine avessero fatto i buoni propositi che aveva formulato a sé stessa solo quella mattina, quei ragionamenti così logici. Il ragazzo aveva armeggiato con i nodi, e tirato e strattonato, e un attimo dopo Katie aveva avuto ambo le mani libere e le aveva usate per prendere il volto del giovane come una coppa da cui bere, e spingergli il bacio fino in gola, con una voluttà che non aveva più niente di simulato. Il ragazzo si era abbassato a prenderle un seno in bocca. La mano di Katie dalla testa di lui si era abbassata fino alle spalla, e da lì era scesa ancora verso il pavimento.

La canna del fucile era gelida e unta sotto le sue dita. L'aveva accarezzata un istante come fosse una cosa viva. Una sola occasione, aveva detto a sé stessa. Una sola. Ma la mano di Katie, come per volontà propria, era risalita a trattenere la testa di Tiny contro il suo petto, perché lui le aveva preso un capezzolo tra i denti facendole male e a lei avrebbe voluto che non smettesse mai più.

Non avrebbe avuto il coraggio di sparare, ma forse sarebbe riuscita a prendere almeno un cavallo, quello ed un fucile carico la sua situazione si sarebbe completamente ribaltata.

Nella sua mano sinistra Katie si era ritrovata qualcosa di duro e caldo e trepidante. Aveva abbassato lo sguardo: non aveva mai visto un membro virile e di certo mai in quelle condizioni. Svettava scuro dal folto pelame, come un invitante minaccia, con la sommità gonfia e rossa, e ai suoi occhi sembrava decisamente troppo grande, un utensile primitivo capace di far male. Cosa avrebbe provato a sentirselo dentro? Ipnotizzata da quella vista non aveva opposto resistenza quando lui glielo aveva avvicinato al volto, e senza una idea precisa di quel che dovesse accadere aveva aperto la bocca e proteso la lingua e il cazzo di Tiny le era scivolato tra le labbra, enorme e salato e maleodorante.

Poco tempo dopo lui si era afflosciato contro la parete, simile ad una marionetta cui avessero tagliato i fili, quasi patetico col suo membro ancora viscido e notevolmente ridimensionato e i pantaloni a mezz’asta. Senza che lui se ne avvedesse, Katie si era liberata cautamente dalle ultime corde ormai allentate che ancora le imbrigliavano le gambe.

Aveva già messo la mano sul fucile quando un’ombra enorme come un nube le era piovuta addosso. Stagliata contro la luce pallida della luna c’era la figura imponente dell’uomo grosso, quello senza capelli. Era Randy, coi i piedi nudi e pustolosi sull’assito e la colt in mano. Contemplava la scena scuotendo lentamente la testa.

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mileshendon
Miles
Artist | Hobbyist | Varied
Italy

Comments


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:iconcoppola76:
coppola76 Featured By Owner Jan 28, 2017
Ultima parte appena scritta e postata nella mia gallery. Ciao Miles
Reply
:iconcoppola76:
coppola76 Featured By Owner Jan 24, 2017
Un'altra storiella appena giunta nella mia gallery. Ciao
Reply
:iconcoppola76:
coppola76 Featured By Owner Jan 18, 2017
un'altra storia e arrivata Miles. Spero ti piaccia, Ciao e buona giornata
Reply
:iconcoppola76:
coppola76 Featured By Owner Jan 9, 2017
Ennesimo seguito, stavolta brevissimo x la fretta, ciao Miles spero tutto ok con l'anno nuovo.
Reply
:iconcoppola76:
coppola76 Featured By Owner Dec 20, 2016
Altre 2 storielle sono nella mia gallery Miles. Una delle "solite" Kelly e Fujiko, l'altra un favore a un amico. Fammi sapere se vuoi. Ciao
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coppola76 Featured By Owner Nov 5, 2016
Quarta e ultima parte messa proprio ora. Ciao Miles.
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coppola76 Featured By Owner Nov 2, 2016
La terza parte della mia storia e appena arrivata nella mia gallery. Buonanotte Miles--
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coppola76 Featured By Owner Oct 26, 2016
La seconda parte della storia e arrivata nella mia gallery. Ciao
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coppola76 Featured By Owner Oct 22, 2016
Una nuova storia e arrivata . Ciao Miles, buona giornata
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coppola76 Featured By Owner Sep 26, 2016
Ciao Miles, ti avviso che la terza e ultima parte di questa storia e appena arrivata nella mia gallery. Se puoi e quando vuoi fammi sapere che ne pensi. Ciao e buona giornata
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